Al Nakba Il Giorno della Catastrofe

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15 Maggio 1948

May 15,  1948

 

Nakba day

 

Nakba Day (in arabo: يوم النكبة Yawm an-Nakba, significa “Giorno della catastrofe”) è generalmente commemorato il 15 maggio, il giorno dopo la data del calendario gregoriano per la festa dell’indipendenza di Israele (Yom Ha’atzmaut). Per i Palestinesi si tratta di una giornata annuale di commemorazione dello spostamento che ha preceduto e seguito la Dichiarazione di Indipendenza di Israele nel 1948.

Nakba Day (Arabic: يوم النكبة Yawm an-Nakba, meaning “Day of the Catastrophe”) is generally commemorated on 15 May, the day after theGregorian calendar date for Israeli Independence Day (Yom Ha’atzmaut). For the Palestinians it is an annual day of commemoration of the displacement that preceded and followed the Israeli Declaration of Independence in 1948

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“DIRITTO AL RITORNO” e lo Stato Confederato per Palestinesi e Israeliani

via Il “DIRITTO AL RITORNO” e lo Stato Unico per Palestinesi e Israeliani.

Il Diritto al Ritorno è  sancito dall’articolo 11 della risoluzioneOnu n.194 dell’11 dicembre 1948  “I rifugiati che desiderano tornare alle loro case e vivere in pace con i loro vicini devono essere autorizzati a farlo al più presto possibile, un risarcimento deve essere pagato per la proprietà di coloro che scelgono di non ritornare e per la perdita  o i danni alla proprietà che, in base ai principi del diritto internazionale ,  dovrebbe essere risarcito dai governi o dalle autorità competenti”Più di mezzo secolo è passato,  la perdita di terre e proprietà è cresciuta a misura dell’’espansione territoriale di Israele e  il principio del Diritto al Ritorno continua a essere la strettoia entro la quale s’incagliano tutti i veri o artificiosi tentativi di risoluzione del conflitto israelo-palestinese.

continua a leggere in Maktub  

L’errore di Israele: sottovalutare i negoziatori palestinesi / Mistakes of Israel: underestimate Palestinian negotiators

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 L’arroganza che svaluta la controparte non dà ricompensa

 

Abbas e Erekat
Mahmud Abbas e il negoziatore Saeb Erekat

Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale  di Israele, Joseph Cohen,  ha inviato una lettera ai diplomatici stranieri insistendo sul fatto che i Palestinesi avevano altri piani mentre sedevano al tavolo dei negoziati con Israele. La lettera di Cohen si focalizza su un documento preparato dal negoziatore palestinese Saeb Erekat  per suggerire ad Abbas  i passi da fare in caso di fallimento dei negoziati.  L’idea che i palestinesi possano pensare al futuro e pianificare un’azione alternativa a vari possibili scenari è la prova, se condo Israele, che essi non avevano  mai preso sul serio sul serio il negoziato. La sezione commenti all’ articolo di  Haaretz a proposito della lettera di Cohen dimostra scarsa comprensione del fatto che ii Palestinesi hanno effettivamente pensato, pianificato e messo in pratica un piano B.

Anni di negoziazioni con gli israeliani hanno fornito ai negoziatori palestinesi l’esperienza necessaria per sapere trattare con la controparte , prevedere e pianificare.

Il Capo negoziatore palestinese Erekat ha pubblicato un libro in cui  espone in dettaglio ciò che ha imparato negoziando con gli israeliani e la quantità di preparazione e pianificazione necessaria.  ” Per avere successo nei negoziati è necessario studiare la controparte nei minimi dettagli , al fine di trovare un terreno comune che permetterà ai colloqui di produrre risultati. “

Nel suo libro , Erekat riflette su almeno 12 metodi che Israele usa per ottenere concessioni dai palestinesi e far avanzare le posizioni israeliane. Questi metodi comprendono indiscrezioni, minacce, definire la controparte negoziale debole, sfruttare gli Stati Uniti e altri paesi occidentali per fare pressione sui palestinesi, limitare i viaggi e privilegi ai confini, protestare con i leader arabi e capitalizzare le differenze fra i Palestinesi .

Nel corso della storia , le parti più deboli sono sempre stati molto ben informate sulle loro controparti più forti. I palestinesi sono molto meglio informati sui minuti dettagli della scena politica israeliana di quanto lo siano gli Israeliani su di loro. Per questo motivo , gli Israeliani sono stati facilmente sorpresi dalle azioni dei palestinesi, come nel caso dell’ accordo di riconciliazione Fatah e Hamas  firmato a Gaza il 23 aprile .

continua a leggere in inglese da Al Monitor

 

The arrogance that devalues the counterpart does not give reward

Israeli national security adviser Joseph Cohen sent a letter to foreign diplomats insisting that the Palestinians had other plans while negotiating with Israel. Cohen’s letter focused on a document prepared by Palestinian negotiator Saeb Erekat presenting various recommendations to Abbas in case the talks fail. The idea that the Palestinians can think ahead and plan alternative action for various scenarios is apparently proof for Israel that they were never serious about negotiations. A scan of the comment section in the Haaretz article about Cohen’s letter shows poor understanding of Palestinians having actually thought of, planned and executed a plan B.

Years of negotiating with Israelis have provided Palestinian negotiators with the experience needed to know how to deal with those across the table and to plan ahead.

Chief Palestinian negotiator Erekat has published a book in which he details what he has learned from negotiating with the Israelis and notes the amount of preparation and planning needed for success. He writes, “To succeed in negotiations you must study your counterpart in the greatest detail, in order to find common ground that will allow the talks to succeed.”

In his book, Erekat reflects on at least 12 methods that Israel uses to extract concessions from Palestinians and advance Israeli positions. These methods include leaks, threats, claims that the Palestinian side is weak, using the United States and other Western countries to pressure Palestinians, restricting travel and privileges on the borders, complaining to Arab leaders and using capitalizing on Palestinian differences.

Throughout history, the weaker parties have always been very well-informed about their stronger counterparts. The Palestinians are much better informed about the most minute details of the Israeli political scene than the other way around. For this reason, the Israelis are more easily surprised by the actions of the Palestinians, such as the latest reconciliation agreement signed in Gaza on April 23.

Read more: http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2014/05/israel-palestinian-authority-reconciliation-abbas-hamas.html?utm_source=Al-Monitor+Newsletter+%5BEnglish%5D&utm_campaign=d52ff6f394-January_9_20141_8_2014&utm_medium=email&utm_term=0_28264b27a0-d52ff6f394-93122417#ixzz31ETLAt7S

La tanto attesa unità dei Palestinesi rafforza la loro posizione negoziale

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di Clovis Maksoud 

Mahmud Abbas e Khaled Meshal
Mahmud Abbas e Khaled Meshal

L’atteggiamento di Netanyahu verso i Palestinesi quanto riguarda l’ accordo tra la leadership di Gaza e Cisgiordania per formare un governo di unità nazionale è volto a minare ogni aspettativa di risultati della riconciliazione tra Fatah e Hamas , che rafforzerebbe  l’ unità del popolo palestinese nei territori occupati .

Si sa che Israele rifiuta di essere considerata una potenza occupante.  Così si comporta fin da prima degli accordi di Oslo, in disobbedienza alla  Quarta Convenzione di Ginevra  che vieta a un occupante di alterare il carattere demografico o geografico del territorio occupato . 

[…] unificando l’ Autorità palestinese e Hamas in un unico soggetto di governo,  si  ottiene una posizione negoziale potenziata e la possibilità di impedire l’ annessione strisciante di Gerusalemme Est e nel resto della Cisgiordania. Diverrebbe possibile al  presidente Mahmoud Abbas  far mettere a fuoco chiaramente la situazione legale, avendo Israele  sfidato il diritto internazionale .
Non ci sarà nessun vero negoziato fino a quando Israele non riconoscerà di essere davvero una potenza occupante. Questo raggiungimento da parte della leadership palestinese deve essere accompagnato dal mettere in primo piano la risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU  approvata a novembre 2012 che definisce la Palestina uno stato sotto occupazione. Tale risoluzione è il fondamento per ogni tentativo di  ripresa dei negoziati,  e per mettere fine alle discussioni ridondanti, inutili che si sono susseguite dopo Oslo. Continua a leggere – in inglese – in Al Monitor

 

Long-awaited unity should embolden Palestinians

by Clovis Maksoud 

Prime Minister Benjamin Netanyahu’s attempts to elicit acknowledgment from the Palestinians that Israel is a Jewish state stifles any feasibility of an acceptable outcome, not only for the Palestinians and the Arabs, but for the international community as well. Netanyahu’s attitude toward the Palestinians concerning the agreement between the Gaza and West Bank leaderships to form a joint government is also intended to undermine any expectation of an outcome stemming from the reconciliation between Fatah and Hamas, which obviously strengthens the unity of the Palestinian people in the occupied territories.

It is well established that Israel denies that it is an occupying power. It has behaved and acted consistently, since the Oslo Accords and even before, as a claimant to the lands it captured and thus never applied the articles of the Fourth Geneva Convention, which prohibit an occupier from altering the demographic or geographic character of the occupied territory.

It is imperative that unification of the West Bank and Gaza authorities becomes a reality pursuant to any serious resumption of actual negotiations, as opposed to discussions, as has been the case thus far. In fact, unifying the Palestinian Authority and Hamas administrations into one governing entity brings with it a potentially empowering negotiating position and perhaps the possibility of deterring the creeping annexation being carried out in East Jerusalem and the rest of the West Bank. It would behoove President Mahmoud Abbas to bring the legal situation into clearer focus, as Israel has been defying international law. There will be no true negotiations unless and until Israel acknowledges that it is indeed an occupying power.

With the unity of Gaza and the West Bank (and East Jerusalem), the prospects of an outcome that is relatively just becomes much more feasible. It should embolden the Palestinians to articulate the obvious justice tied to their rights and therefore the legitimacy of their claims. In the last few weeks, Israel’s intransigent aggression has become clearer to all, along with the institutional discrimination of Arab Israeli citizens, further highlighted in the demand that the Palestinians recognize Israel as a Jewish state.

This new achievement by the Palestinian leadership must be accompanied by bringing to the forefront the reality of the UN General Assembly resolution passed in November 2012, resolving that Palestine is a state under occupation. This resolution should become the foundation of any pursuit of a resumption of negotiations, bringing a halt to the redundant, useless and endless discussions ongoing since Oslo.

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