Palestina & Israele: ogni momento sembra cruciale….

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Una partita ancora aperta

luisa morgantini                               di Luisa Morgantini

 

Israele è una società malata. Ne sono convinta ormai da diversi anni, osservandone i cambiamenti.

Le voci critiche interne ad Israele lo affermano con forza, e non solo Gideon Levy sulle pagine di Haaretz, ma anche personalità come David Grossman, oppure la docente universitaria e premio Sacharov del Parlamento Europeo, Nurit Peled, che in un suo saggio analizza severamente i libri di testo per le scuole israeliane evidenziando il razzismo verso la popolazione palestinese ed il militarismo che permea la società israeliana.

Persone che, come i giovani che si oppongono all’occupazione militare dei territori palestinesi e manifestano contro il muro e l’occupazione, sono considerate dalla maggioranza della popolazione israeliana dei traditori mentre sono invece la salvezza di Israele dal totale collasso morale.

Non ritengo si possa mettere in dubbio che la politica di occupazione militare, il furto delle terre, il tentativo di annullare l’identità e di dominare un altro popolo non ferisca solo il popolo oppresso, ma anche la società dominante. Il razzismo praticato contro il popolo palestinese non ha lasciato indenne la società israeliana, basta vedere le discriminazioni praticate nei confronti degli ebrei provenienti dall’Etiopia, le disparità tra ebrei askenaziti e sefarditi, i conflitti tra le diverse comunità religiose ortodosse…

Il melting pot che aveva caratterizzato i primi decenni della fondazione dello Stato d’Israele, le politiche di eguaglianza sociale, i kibbutz, sono stati sostituiti da un’economia e da politiche liberiste, introdotte dai primi governi di Netanyahu (non così diverse da quelle delle nostre società). Continue reading

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La debolezza di Israele nel suo eccesso di forza, di Ennio Remondino

di Ennio Remondino

Gideon Levy
Gideon Levy

[…]Criticare Israele non è mai facile, soprattutto per un non ebreo. L’accusa di antisemitismo ti pende sulla testa come una mannaia. Accusa spesso strumentale e ora aggiornata all’antisionismo. Nell’occuparsi del composito e duttile mondo del pensiero ebraico è sempre utile affidarsi ad una lettura ‘interna’. Un collega che cerco di seguire da sempre con attenzione è Gideon Levy, editorialista e parte della direzione del quotidiano Haaretz. […] Cosa dice Levy questa volta? […] Alcune domande chiave poste in casa israeliana: 1 Pensavamo che i palestinesi avrebbero accettato tutto questo in modo remissivo, obbediente e calmo? 2 Credevamo che Gaza sarebbe vissuta per sempre all’ombra dell’arbitrio di Israele e dell’Egitto alternando momenti di lieve allentamento delle restrizioni imposte ai suoi abitanti a momenti di penoso inasprimento? 3 Credevamo che il carcere più vasto del mondo sarebbe continuato a essere un carcere? 4 Credevamo che centinaia di migliaia di residenti a Gaza sarebbero rimasti tagliati fuori per sempre? 5 Credevamo che sarebbero state bloccate le esportazioni e decretate limitazioni alla pesca? Ma di cosa deve vivere un milione e mezzo di persone? 6 Qualcuno sa spiegare perché prosegue il blocco, benché parziale, di Gaza? Qualcuno sa spiegare perché del suo futuro non si discute mai? 7 Credevamo davvero che tutto sarebbe andato avanti come prima e che Gaza l’avrebbe accettato passivamente? Chiunque lo abbia creduto è stato vittima di un pericoloso delirio. Non ricominciate a gridare che i palestinesi fanno piovere missili sulle città israeliane senza motivo: certi lussi non sono più ammissibili.

viaLa debolezza di Israele nel suo eccesso di forza – Remo contro – La virtù del dubbio – Remo contro – La virtù del dubbio.

Palestine’s vision of peace is clear – Israel Conference on Peace Israel News | Haaretz

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Palestine’s vision of peace is clear
We believe that no just and lasting peace can be achieved without respecting the rights of everyone, including both Palestinians and Israelis.
By Mahmoud Abbas | Jul. 7, 2014 |

Palestine’s vision of peace is clear – Israel Conference on Peace Israel News | Haaretz.

viaPalestine’s vision of peace is clear – Israel Conference on Peace Israel News | Haaretz.

 

This is because we believe that no just and lasting peace can be achieved without respecting the rights of everyone, including both Palestinians and Israelis. In accordance with these principles, the sovereignty of the states of Palestine and Israel, as bound by the 1967 international border, must be respected; and the rights of Palestinian refugees must be honored in accordance with United Nations General Assembly Resolution 194.

 

 

Haaretz Peace Conference July, 8 th 

Israel cannot ignore international law – Israele non può ignorare il diritto internazionale

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[…]Il diritto internazionale non è una panacea, ma nella situazione attuale, e considerando l’attuale equilibrio di potere, aderire ai diritti dei palestinesi come da esso derivano e farne la base per qualsiasi accordo – come  i palestinesi hanno chiesto e Livni ha rifiutato – suona molto più ragionevole . Quindi, anche se in teoria, i negoziati possono ottenere buoni accordi pratici su entrambi i lati, senza una stretta aderenza alla legge come nel caso di scambi territoriali, ad esempio, in funzione del contesto e dopo molti anni di esperienza – se vogliamo evitare che  il “processo di pace” diventi  una volta di più la  copertura per lo sfruttamento e la spoliazione, i diritti concessi ai palestinesi dal diritto internazionale devono essere immediatamente attuati, senza essere subordinati ai negoziati viziati da uno squilibrio di potere.

[…]International law is not a panacea, but in the present situation, and considering the present balance of power, adherence to the Palestinians’ rights as derived from it as a basis for any agreement – which the Palestinians demanded and Livni refused – sounds much more reasonable. So, even if in theory, negotiations can lead to good practical agreements on both sides, without close adherence to the law as in the case of territorial exchanges, for instance, in light of the context and after many years of experience – if we want to keep the “peace process” from once more becoming a cover for exploitation and dispossession, the rights granted to the Palestinians by international law should be immediately implemented, without being subordinated to negotiations colored by an imbalance of power.

viaIsrael cannot ignore international law – Israel Conference on Peace Israel News | Haaretz.

viaIsrael cannot ignore international law – Israel Conference on Peace Israel News | Haaretz.

Israele e la “punizione collettiva” ai Palestinesi per la scomparsa, definita “rapimento”, dei tre giovani israeliani

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Palestina. L’incubo di “Brother’s keeper” e la resistenza

Non si ferma l’offensiva israeliana in Palestina: è assedio ai Territori Occupati della Cisgiordania, investiti con violenza dall’operazione “Brother’s Keeper”, lanciata da Tel Aviv in seguito alla scomparsa, nella notte tra il 12 e il 13 giugno scorso, di 3 giovani israeliani nei pressi della colonia illegale di Gush Etzion.

“Rapimento” secondo il governo israeliano, che non è stato rivendicato da nessuno, ma di cui viene accusato con forza Hamas, nell’evidente tentativo di minare alle basi il fragile accordo di riconciliazione raggiunto con Fatah nelle scorse settimane. 

E’ un incubo quello in cui è caduta ancora una volta la Cisgiordania: dal lancio dell’operazione sono circa 500 i palestinesi arrestati (tra cui 11 parlamentari), 5 le vittime, mentre proseguono senza sosta arresti arbitrari, raid notturni ed incursioni nelle case, nelle scuole, nelle sedi delle organizzazioni, e persino negli ospedali. Un incubo in cui torna anche la Striscia di Gaza, dall’alba oggetto di nuovi bombardamenti. …. continua a leggere viaPalestina. L’incubo di “Brother’s keeper” e la resistenza | Osservatorio Iraq – Medioriente e Nordafrica  e Cisgiordania: uccisi altri due Palestinesi

 Le dichiarazioni di ABBAS, che i media non riportano :

 

“As for the Israeli government, it is causing a sharp escalation, and this is a new problem we are facing. The reason is the kidnapping of three boys near one of the settlements. Naturally, despite their [Israel’s] presence in Area C, which is not under our security control, and despite the fact that they did not report the incident when it occurred, but over 12 hours later, we are [working] in coordination with them in order to find these boys, because they are, first and foremost, human beings, and we want to protect human lives. Even the Americans have told us that one of them is an American, and we answered that, whether American or Israeli, for us he is a human being and we must look for this human being and return him to his family. But the Prime Minister [Netanyahu] has found a suitable opportunity to use violence against us, to destroy everything and wreak havoc and destruction throughout the land, especially in the Hebron area… The truth is that whoever committed this act (the kidnapping) wants to destroy us; therefore, we will talk to them differently and hold a different position, whoever it was that committed this action. Because we cannot endure such actions; we cannot confront the State of Israel — neither militarily nor in any other way.”
[Official PA TV, June 18, 2014]

trad Google

“Per quanto riguarda il governo israeliano, sta causando una dura escalation , e questo è un nuovo problema che stiamo affrontando. La ragione è il rapimento di tre ragazzi nei pressi di uno degli insediamenti. Naturalmente, nonostante la loro [Israele] presenza in Area C, che non è sotto il nostro controllo di sicurezza, e nonostante il fatto che essi non hanno segnalato l’incidente quando si è verificato, ma oltre 12 ore più tardi, stiamo [Working] in coordinamento con loro al fine di trovare questi ragazzi, perché sono, in primo luogo e soprattutto, gli esseri umani, e noi vogliamo proteggere vite umane. Anche gli americani ci hanno detto che uno di loro è un americano, e abbiamo risposto che, se americano o israeliano, per noi è un essere umano e noi dobbiamo cercare questo essere umano e farlo tornare alla sua famiglia., ma il primo ministro [Netanyahu] ha trovato una opportunità idoneo a usare la violenza contro di noi, per distruggere tutto e devastare e distruzione in tutto il paese, soprattutto nella zona di Hebron … la verità è che chi commesso questo atto (il rapimento) vuole distruggere noi; quindi, parleremo con loro in modo diverso e manteniamo una posizione diversa, chiunque fosse che ha commesso questa azione. Perché non possiamo sopportare tali azioni; Non siamo in grado di confrontarsi con lo Stato di Israele – né militarmente né in alcun altro modo “.
[Official PA TV, 18 Giugno 2014]

Palestina: E’ nato il governo di unità nazionale

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LA SCONFITTA DEGLI SCETTICI

 

Rami Hamdallah giura davanti a Abu Mazen2 giugno: a Ramallah ha giurato di fronte al presidente Abu Mazen  il nuovo governo di unità nazionale palestinese, presieduto da Rami Hamdallah.

“Oggi con la formazione di un governo di consenso nazionale – ha detto Abu Mazen – annunciamo la fine di quelle divisioni in seno al popolo palestinese che hanno danneggiato la nostra causa nazionale”.

“E’ il governo di tutto il popolo palestinese”.
 L’esecutivo nasce dopo la riconciliazione con Hamas, che  UE e USA  elencano fra le organizzazioni terroriste, che governa Gaza  e al-Fatah, che controlla la Cisgiordania. Si compone di 17 Ministri. E’ un Governo tecnico, appoggiato all’esterno da entrambe le forze politiche.

Hamas  dichiraa per bocca del portavoce. Sami Abu Zuhri,  “E’ il governo dell’intero popolo palestinese”  e che  oggi è per gli abitanti della Striscia “una giornata di gioia”.

Reazioni internazionali:

Gli Usa: “Giudicheremo dai fatti”. e hanno confermato che collaboreranno e aiuteranno il nuovo governo di unità nazionale palestinese. Il dipartimento di Stato americano, infatti, ha chiarito che il nuovo esecutivo sarà giudicato solo sulla base delle sue azioni e che il presidente dell’Anp e leader di Fatah Abu Mazen “ha formato un governo di (soli) tecnocrati che non include membri di Hamas. Pertanto, alla luce di quello che sappiamo, lavoreremo con questo governo“, anche se gli aiuti economici saranno calibrati sulla base delle azioni dell’esecutivo palestinese.

Le autorità israeliane, si sono dette “profondamente deluse” dalla posizione dialogante degli Stati Uniti nei confronti del governo Fatah-Hamas.Dopo il giuramento, il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha convocato il consiglio di sicurezza del proprio governo. Un ministro nazionalista, Uri Ariel, del partito ‘Focolare ebraico’, ha intanto pubblicato un duro comunicato in cui accusa il presidente palestinese Abu Mazen di aver oggi costituito “un governo terroristico assieme con assassini”, ossia Hamas.

da Repubblica.it

 

“DIRITTO AL RITORNO” e lo Stato Confederato per Palestinesi e Israeliani

via Il “DIRITTO AL RITORNO” e lo Stato Unico per Palestinesi e Israeliani.

Il Diritto al Ritorno è  sancito dall’articolo 11 della risoluzioneOnu n.194 dell’11 dicembre 1948  “I rifugiati che desiderano tornare alle loro case e vivere in pace con i loro vicini devono essere autorizzati a farlo al più presto possibile, un risarcimento deve essere pagato per la proprietà di coloro che scelgono di non ritornare e per la perdita  o i danni alla proprietà che, in base ai principi del diritto internazionale ,  dovrebbe essere risarcito dai governi o dalle autorità competenti”Più di mezzo secolo è passato,  la perdita di terre e proprietà è cresciuta a misura dell’’espansione territoriale di Israele e  il principio del Diritto al Ritorno continua a essere la strettoia entro la quale s’incagliano tutti i veri o artificiosi tentativi di risoluzione del conflitto israelo-palestinese.

continua a leggere in Maktub  

L’errore di Israele: sottovalutare i negoziatori palestinesi / Mistakes of Israel: underestimate Palestinian negotiators

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 L’arroganza che svaluta la controparte non dà ricompensa

 

Abbas e Erekat
Mahmud Abbas e il negoziatore Saeb Erekat

Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale  di Israele, Joseph Cohen,  ha inviato una lettera ai diplomatici stranieri insistendo sul fatto che i Palestinesi avevano altri piani mentre sedevano al tavolo dei negoziati con Israele. La lettera di Cohen si focalizza su un documento preparato dal negoziatore palestinese Saeb Erekat  per suggerire ad Abbas  i passi da fare in caso di fallimento dei negoziati.  L’idea che i palestinesi possano pensare al futuro e pianificare un’azione alternativa a vari possibili scenari è la prova, se condo Israele, che essi non avevano  mai preso sul serio sul serio il negoziato. La sezione commenti all’ articolo di  Haaretz a proposito della lettera di Cohen dimostra scarsa comprensione del fatto che ii Palestinesi hanno effettivamente pensato, pianificato e messo in pratica un piano B.

Anni di negoziazioni con gli israeliani hanno fornito ai negoziatori palestinesi l’esperienza necessaria per sapere trattare con la controparte , prevedere e pianificare.

Il Capo negoziatore palestinese Erekat ha pubblicato un libro in cui  espone in dettaglio ciò che ha imparato negoziando con gli israeliani e la quantità di preparazione e pianificazione necessaria.  ” Per avere successo nei negoziati è necessario studiare la controparte nei minimi dettagli , al fine di trovare un terreno comune che permetterà ai colloqui di produrre risultati. “

Nel suo libro , Erekat riflette su almeno 12 metodi che Israele usa per ottenere concessioni dai palestinesi e far avanzare le posizioni israeliane. Questi metodi comprendono indiscrezioni, minacce, definire la controparte negoziale debole, sfruttare gli Stati Uniti e altri paesi occidentali per fare pressione sui palestinesi, limitare i viaggi e privilegi ai confini, protestare con i leader arabi e capitalizzare le differenze fra i Palestinesi .

Nel corso della storia , le parti più deboli sono sempre stati molto ben informate sulle loro controparti più forti. I palestinesi sono molto meglio informati sui minuti dettagli della scena politica israeliana di quanto lo siano gli Israeliani su di loro. Per questo motivo , gli Israeliani sono stati facilmente sorpresi dalle azioni dei palestinesi, come nel caso dell’ accordo di riconciliazione Fatah e Hamas  firmato a Gaza il 23 aprile .

continua a leggere in inglese da Al Monitor

 

The arrogance that devalues the counterpart does not give reward

Israeli national security adviser Joseph Cohen sent a letter to foreign diplomats insisting that the Palestinians had other plans while negotiating with Israel. Cohen’s letter focused on a document prepared by Palestinian negotiator Saeb Erekat presenting various recommendations to Abbas in case the talks fail. The idea that the Palestinians can think ahead and plan alternative action for various scenarios is apparently proof for Israel that they were never serious about negotiations. A scan of the comment section in the Haaretz article about Cohen’s letter shows poor understanding of Palestinians having actually thought of, planned and executed a plan B.

Years of negotiating with Israelis have provided Palestinian negotiators with the experience needed to know how to deal with those across the table and to plan ahead.

Chief Palestinian negotiator Erekat has published a book in which he details what he has learned from negotiating with the Israelis and notes the amount of preparation and planning needed for success. He writes, “To succeed in negotiations you must study your counterpart in the greatest detail, in order to find common ground that will allow the talks to succeed.”

In his book, Erekat reflects on at least 12 methods that Israel uses to extract concessions from Palestinians and advance Israeli positions. These methods include leaks, threats, claims that the Palestinian side is weak, using the United States and other Western countries to pressure Palestinians, restricting travel and privileges on the borders, complaining to Arab leaders and using capitalizing on Palestinian differences.

Throughout history, the weaker parties have always been very well-informed about their stronger counterparts. The Palestinians are much better informed about the most minute details of the Israeli political scene than the other way around. For this reason, the Israelis are more easily surprised by the actions of the Palestinians, such as the latest reconciliation agreement signed in Gaza on April 23.

Read more: http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2014/05/israel-palestinian-authority-reconciliation-abbas-hamas.html?utm_source=Al-Monitor+Newsletter+%5BEnglish%5D&utm_campaign=d52ff6f394-January_9_20141_8_2014&utm_medium=email&utm_term=0_28264b27a0-d52ff6f394-93122417#ixzz31ETLAt7S

La tanto attesa unità dei Palestinesi rafforza la loro posizione negoziale

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di Clovis Maksoud 

Mahmud Abbas e Khaled Meshal
Mahmud Abbas e Khaled Meshal

L’atteggiamento di Netanyahu verso i Palestinesi quanto riguarda l’ accordo tra la leadership di Gaza e Cisgiordania per formare un governo di unità nazionale è volto a minare ogni aspettativa di risultati della riconciliazione tra Fatah e Hamas , che rafforzerebbe  l’ unità del popolo palestinese nei territori occupati .

Si sa che Israele rifiuta di essere considerata una potenza occupante.  Così si comporta fin da prima degli accordi di Oslo, in disobbedienza alla  Quarta Convenzione di Ginevra  che vieta a un occupante di alterare il carattere demografico o geografico del territorio occupato . 

[…] unificando l’ Autorità palestinese e Hamas in un unico soggetto di governo,  si  ottiene una posizione negoziale potenziata e la possibilità di impedire l’ annessione strisciante di Gerusalemme Est e nel resto della Cisgiordania. Diverrebbe possibile al  presidente Mahmoud Abbas  far mettere a fuoco chiaramente la situazione legale, avendo Israele  sfidato il diritto internazionale .
Non ci sarà nessun vero negoziato fino a quando Israele non riconoscerà di essere davvero una potenza occupante. Questo raggiungimento da parte della leadership palestinese deve essere accompagnato dal mettere in primo piano la risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU  approvata a novembre 2012 che definisce la Palestina uno stato sotto occupazione. Tale risoluzione è il fondamento per ogni tentativo di  ripresa dei negoziati,  e per mettere fine alle discussioni ridondanti, inutili che si sono susseguite dopo Oslo. Continua a leggere – in inglese – in Al Monitor

 

Long-awaited unity should embolden Palestinians

by Clovis Maksoud 

Prime Minister Benjamin Netanyahu’s attempts to elicit acknowledgment from the Palestinians that Israel is a Jewish state stifles any feasibility of an acceptable outcome, not only for the Palestinians and the Arabs, but for the international community as well. Netanyahu’s attitude toward the Palestinians concerning the agreement between the Gaza and West Bank leaderships to form a joint government is also intended to undermine any expectation of an outcome stemming from the reconciliation between Fatah and Hamas, which obviously strengthens the unity of the Palestinian people in the occupied territories.

It is well established that Israel denies that it is an occupying power. It has behaved and acted consistently, since the Oslo Accords and even before, as a claimant to the lands it captured and thus never applied the articles of the Fourth Geneva Convention, which prohibit an occupier from altering the demographic or geographic character of the occupied territory.

It is imperative that unification of the West Bank and Gaza authorities becomes a reality pursuant to any serious resumption of actual negotiations, as opposed to discussions, as has been the case thus far. In fact, unifying the Palestinian Authority and Hamas administrations into one governing entity brings with it a potentially empowering negotiating position and perhaps the possibility of deterring the creeping annexation being carried out in East Jerusalem and the rest of the West Bank. It would behoove President Mahmoud Abbas to bring the legal situation into clearer focus, as Israel has been defying international law. There will be no true negotiations unless and until Israel acknowledges that it is indeed an occupying power.

With the unity of Gaza and the West Bank (and East Jerusalem), the prospects of an outcome that is relatively just becomes much more feasible. It should embolden the Palestinians to articulate the obvious justice tied to their rights and therefore the legitimacy of their claims. In the last few weeks, Israel’s intransigent aggression has become clearer to all, along with the institutional discrimination of Arab Israeli citizens, further highlighted in the demand that the Palestinians recognize Israel as a Jewish state.

This new achievement by the Palestinian leadership must be accompanied by bringing to the forefront the reality of the UN General Assembly resolution passed in November 2012, resolving that Palestine is a state under occupation. This resolution should become the foundation of any pursuit of a resumption of negotiations, bringing a halt to the redundant, useless and endless discussions ongoing since Oslo.

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