Soldati d’Israele e la linea rossa della morale / IDF soldiers and morality

mcc43- filistinia                      ITA/EN

da : As an ex-soldier in the Israeli Defense Forces, I’ve seen how shockingly we treat Palestinians

[…]La mia prima missione comportava il sequestro di una casa palestinese. Non avevo mai avuto l’opportunità di essere all’interno di una casa palestinese e la mia squadra è rimasta sorpresa di trovare all’interno un’intera famiglia – che attraversava tre generazioni. Li abbiamo svegliati tutti e abbiamo preso il controllo della casa. Abbiamo mandato tutti in una stanza – donne, uomini, bambini e anziani. Uno dei soldati era di stanza alla porta per assicurarsi che nessuno uscisse. Nel frattempo ci dedicavamo alle nostre attività. Mi ricordo di essermi chiesto: cosa pensano di tutto questo? Cosa farei se i soldati hanno fatto irruzione in casa mia? Ma ho subito represso queste domande e portato avanti la missione.

IDF soldiers in HebronCol passare del tempo, la paura si trasformò in noia;  ad adrenalina stabilizzata, i miei dubbi circa la portata della logica operativa e la sua giustificazione sarebbero tornati a rodere.
Ma il giorno dopo c’erano già nuove operazioni.
Questa era la nostra routine quotidiana, e, di conseguenza, la volta successiva non avrei davvero pensato a come si sarebbe sentita la famiglia nella cui casa saremmo entrati. La mia personale linea rossa morale personale si è offuscata molto rapidamente. Ogni volta mi dicevo – questo è ancora ok. Ma è nella natura delle linee rosse muoversi lungo una scala immaginaria. Non mi dava fastidio quando abbiamo distrutto intere case durante le operazioni di ricerca, e quando la mia squadra ha accidentalmente sparato a una donna innocente, e abbiamo subito rimosso l’incidente e siamo andati avanti. Oggi so che la mia capacità di distinguere se una particolare azione attraversa la linea rossa della morale, in realtà allora  non esisteva.

[…]My first mission involved the seizure of a Palestinian home. I had never before had the opportunity to be inside a Palestinian home, and my squad was surprised for a moment by the fact that within the home lived an entire family – spanning three generations. We woke everyone up, and took over the house. We put everyone in one room – women, men, children, and the elderly. One of the guys was stationed at the door to ensure that they didn’t get out. In the meantime, we took care of our business. I remember asking myself: what do they think about all of this? What would I do if soldiers broke into my home? But I immediately repressed these questions and carried on with the mission. As time passed, fear turned into boredom, adrenaline stabilized, and my doubts about the extent of the operational logic and its justification would return to gnaw at me. But the next day there were already new operations. This was our daily routine, and as a result, the next time I didn’t really think about how the family whose home we entered felt. My personal red moral line blurred very quickly. Every time I would tell myself – this is still okay. But it’s in the nature of red lines to move along an imaginary scale. I wasn’t bothered when we destroyed entire homes during search operations, and when my squad accidentally shot an innocent woman, and we quickly buried the incident and moved on. Today I know that my ability to distinguish whether a particular action crosses the line, didn’t really exist back then.

 

da What else was looted?

 

[…] Il palestinese aveva i soldi che aveva guadagnato. Era senza portafoglio, li aveva  infilati tutti dentro la Carta d’Identità. Così i soldati stupidi …

Il soldato gli ha preso la Carta d’Identità?
Per l’ispezione, e dentro c’era il denaro, così ha preso i soldi. Capisci? Lui non è stupido, il palestinese. Si lamentava, ha scoperto cheIDF spoglia Palestinese al check point avevano guardato dentro e che i soldi mancavano. Quindi tutto questo è venuto fuori. Abbiamo bisogno di prendere i loro soldi? Io non so nemmeno quanto era. Penso potevano essere 150-200 shekel. I soldati hanno avuto  una condanna di 30 giorni. Qualcosa del genere. Non so nemmeno se effettivamente in prigione o solo con una sospensione condizionale della pena.

Che altro è stata saccheggiato?
Roba da case della gente, foto-mappe della Palestina, coltelli.

[…] The Palestinian had some money he’d earned. He has no wallet, sticks everything inside his ID. So the dumb soldiers…

The soldier took the ID?
For inspection, and inside there was money, so he took the money. You get it? He’s not stupid, that Palestinian. He complained, he discovered it was missing and it was looked into. So this whole subject came up. We need to take their money? I don’t even know how much was in there. I think it was 150-200 shekels. The soldiers got a 30-day jail sentence. Something like that. I don’t even know if actually in jail or just a suspended sentence.

What else was looted?
Stuff from people’s homes, photo-maps of Palestine, knives.

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Racconti popolari nella Palestina del ‘900

mcc43

Siamo così abituati a pensare al medio oriente secondo la dicotomia “arabi” e “israeliani” o musulmani ed ebrei che è stupefacente immergersi in questo libro: Tales told in Palestine del 1904

L’autore , J.E.Hanauer, era un viaggiatore  americano che all’inizio del secolo scorso visitò la regione palestinese  raccogliendo  vari racconti popolari tramandati oralmente da generazioni. Erano parte della cultura popolare degli autoctoni, sudditi dell’Impero Ottomano e di diversa credenza religiosa senza che ciò costituisse un muro divisorio.

La classificazione che colpiva lo straniero del tempo era la classe sociale,  ciò lo ha portato spesso a sottolineare il livello culturale attribuibile al racconto, ma a fianco di narrazioni che si rifanno alla Bibbia e alla popolare narrazione ebraica si trovano storie che parlano dei Jinn, esseri di un mondo contiguo e solo talvolta visibile agli umani che sono figure del Corano.

Palestina non era una terra  vuota da ripopolare, nè era una terra abitata da arabi rivendicanti una specificità nazionale – come le opposte moderne narrazioni impongono. Era un paese soggetto a una dominazione straniera diremmo noi, nella quale la popolazione affrontava le stesse similitudini e differenze locali che si riscontrano ovunque, senza particolari isterie religiose.

 

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