Donne della Resistenza Palestinese a Nabi Saleh “Palestinian women planting seeds of resistance”

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from the Blog   RIHLA SAIDA, PHOTOBLOG OF A RESTLESS WANDERER

by Eleonora Gatto @lagatta_86

Donne di Palestina This video interview is part of a broader project still in progress. Soon a preface on Women’s role in the Palestinians Resistance will be published.

“Palestinian women are planting seeds of resistance” Manal Tamimi. In Nabi Saleh women have a fundamental role in the popular struggle against the Israeli occupation…. more on  WOMEN IN STRUGGLE MANAL TAMIMI

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Ho iniziato a seguire  Eleonora, Nura la Gatta, quando i suoi scatti fotografici mi portavano immagini di bellezza, immagini esotiche, affascinanti. Ora Eleonora ci porta fra i Palestinesi che resistono all’occupazione di Israele per farci conoscere la Resistenza non violenta di cui le donne sono la forza portante e trainante.

In Nabi Saleh le donne hanno un ruolo fondamentale nella lotta popolare contro l’occupazione israeliana. Esse sono la forza trainante del movimento non violento. Ogni Venerdì, cantando e con orgoglio tenendo bandiere palestinesi, le donne guidano la marcia verso la terra confiscata sfidando l’esercito israeliano. Durante il mio soggiorno di sei mesi a Nabi Saleh, ho deciso di intervistare 4 generazioni di donne appartenenti al villaggio e attive nella lotta. L’intenzione era quella di capire cosa significa per una donna che vive sotto occupazione, il suo ruolo nella lotta popolare e le ragioni della sua resistenza. Altre questioni relative all’occupazione israeliana saranno affrontate anche come: due stati o una soluzione di Stato, il ruolo dell’Autorità palestinese, sionismo, ebraismo, non violenza e molto altro ancora.
Quello che mi interessa veramente, è  di comprendere gli effetti dell’occupazione israeliana sulle donne e perché a Nabi Saleh – diversamente da altri paesi – sentono l’impulso e il dovere di reagire alle costruzioni di genere che di solito impongono alle donne la passività .

La prima testimonianza pubblicata è di Manal Tamimi,  Nel video c’è  un viso di “donna araba con il velo” :  lo stereotipo mediatico del femminile sottomesso. Ascoltandola,  a me viene alla mente, invece, “Aristocrazia del Femminile“. Manal trasmette un profondo e solido senso di sé e dei propri diritti come persona. La sua visione, strategica e tattica, della Resistenza è lucida, ma priva dell’aridità emotiva che il più delle volte accompagna le dichiarazioni politiche .
Rivela il suo onnipresente timore: ogni giorno impegnato nella Resistenza può significare perdere la vita, o quella dei suoi cari – ed è presa dalla  commozione ricordando i lutti già subiti – ma è determinata nel testimoniare che da questo timore non si  lascia né si lascerà soverchiare: “Resterei bloccata.
Racconta della condizione dei bambini, di  come il lancio di una pietra viene equiparato dall’Occupante ad un atto di terrorismo, ed è per il loro futuro che vuole  dare dentro di sé maggior spazio per i sogni che per la paura.

Nell’intervista mi colpisce particolarmente –  perché è ciò di cui sono convinta e  che  avevo ascoltato direttamente  da Salah Salah, Presidente del Comitato per i Rifugiati del Consiglio Nazionale Palestinese e dell’OLP –  l’aspirazione di Manal alla soluzione del conflitto, non attraverso i due Stati, ma creando uno Stato unico dove ogni componente, araba ed ebrea o di qualsiasi connotazione culturale e religiosa, goda degli stessi diritti, della stessa dignità. E’, questa, una strada difficile, ma sempre più gli eventi rivelano che la soluzione dei due stati è per molte ragioni improponibile. Ne spiega i motivi l’intellettuale Nadim Rouhana nel video  in questo articolo Il “DIRITTO AL RITORNO” e lo Stato Unico per Palestinesi e Israeliani.

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