Einstein Letter Warning Of Zionist Facism In Israel

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albert einstein warning on fascism in israelAlbert Einstein
Letters to the Editor
New York Times
December 4, 1948

 

A shocking example was their behavior in the Arab village of Deir Yassin. This village, off the main roads and surrounded by Jewish lands, had taken no part in the war, and had even fought off Arab bands who wanted to use the village as their base. On April 9 (THE NEW YORK TIMES), terrorist bands attacked this peaceful village, which was not a military objective in the fighting, killed most of its inhabitants ? 240men, women, and children – and kept a few of them alive to parade as captives through the streets of Jerusalem. Most of the Jewish community was horrified at the deed, and the Jewish Agency sent a telegram of apology to King Abdullah of Trans-Jordan. But the terrorists, far from being ashamed of their act, were proud of this massacre, publicized it widely, and invited all the foreign correspondents present in the country to view the heaped corpses and the general havoc at Deir Yassin. The Deir Yassin incident exemplifies the character and actions of the Freedom Party. 

Within the Jewish community they have preached an admixture of ultranationalism, religious mysticism, and racial superiority. Like other Fascist parties they have been used to break strikes, and have themselves pressed for the destruction of free trade unions. In their stead they have proposed corporate unions on the Italian Fascist model. During the last years of sporadic anti-British violence, the IZL and Stern groups inaugurated a reign of terror in the Palestine Jewish community. Teachers were beaten up for speaking against them, adults were shot for not letting their children join them. By gangster methods, beatings, window-smashing, and wide-spread robberies, the terrorists intimidated the population and exacted a heavy tribute.

 

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La debolezza di Israele nel suo eccesso di forza, di Ennio Remondino

di Ennio Remondino

Gideon Levy
Gideon Levy

[…]Criticare Israele non è mai facile, soprattutto per un non ebreo. L’accusa di antisemitismo ti pende sulla testa come una mannaia. Accusa spesso strumentale e ora aggiornata all’antisionismo. Nell’occuparsi del composito e duttile mondo del pensiero ebraico è sempre utile affidarsi ad una lettura ‘interna’. Un collega che cerco di seguire da sempre con attenzione è Gideon Levy, editorialista e parte della direzione del quotidiano Haaretz. […] Cosa dice Levy questa volta? […] Alcune domande chiave poste in casa israeliana: 1 Pensavamo che i palestinesi avrebbero accettato tutto questo in modo remissivo, obbediente e calmo? 2 Credevamo che Gaza sarebbe vissuta per sempre all’ombra dell’arbitrio di Israele e dell’Egitto alternando momenti di lieve allentamento delle restrizioni imposte ai suoi abitanti a momenti di penoso inasprimento? 3 Credevamo che il carcere più vasto del mondo sarebbe continuato a essere un carcere? 4 Credevamo che centinaia di migliaia di residenti a Gaza sarebbero rimasti tagliati fuori per sempre? 5 Credevamo che sarebbero state bloccate le esportazioni e decretate limitazioni alla pesca? Ma di cosa deve vivere un milione e mezzo di persone? 6 Qualcuno sa spiegare perché prosegue il blocco, benché parziale, di Gaza? Qualcuno sa spiegare perché del suo futuro non si discute mai? 7 Credevamo davvero che tutto sarebbe andato avanti come prima e che Gaza l’avrebbe accettato passivamente? Chiunque lo abbia creduto è stato vittima di un pericoloso delirio. Non ricominciate a gridare che i palestinesi fanno piovere missili sulle città israeliane senza motivo: certi lussi non sono più ammissibili.

viaLa debolezza di Israele nel suo eccesso di forza – Remo contro – La virtù del dubbio – Remo contro – La virtù del dubbio.

Walid Khalidi: è trascorso un secolo dalla Dichiarazione Balfour

mcc43- filistinia                                                                                                                                         Google+

Palestina e Studi sulla Palestina a un secolo dalla Prima Guerra Mondiale e dalla Dichiarazione Balfour

 

Walid Khalidi وليد الخالدي 
Tradotto da  Francesco Giannatiempo
Editato da  Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي

 

Centro per gli Studi sulla Palestina, SOAS, Università di Londra
Prima conferenza annuale, 6 marzo 2014

Il famoso storico palestinese, professor Walid Khalidi, fondatore e direttore dell’Istituto per gli Studi sulla Palestina (Beirut e Washington), ha tenuto il 6 Marzo  una conferenza su ‘Palestina e Studi sulla Palestina a un secolo dalla Prima Guerra Mondiale e dalla Dichiarazione di Balfour’ a un folto pubblico che comprendeva due ambasciatori arabi e diversi giornalisti alla SOAS (Scuola di Studi Orientali e Africani), Università di Londra.

2 novembre 1917 la Dichiarazione Balfour,

Testo Dichiarazione Balfour

“Le quattro grandi potenze si sono impegnate con il Sionismo e il Sionismo, giusto o sbagliato, bene o male che sia, è radicato in una tradizione secolare, in esigenze attuali e future speranze che hanno una portata più vasta e profonda dei desideri e dei pregiudizi dei 700.000 arabi che ora abitano quella terra antica”.
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 L’espressione “Questione palestinese” è una maniera di designare in forma abbreviata la genesi, l’evoluzione e le conseguenze negative della colonizzazione sionista della Palestina – iniziata negli anni 1880 e che continua tutt’ora.
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LO STESSO ANNO DI UN SECOLO FA, la Prima Guerra Mondiale diede la stura alla catena di eventi che portarono alla Dichiarazione di Balfour. Dal momento in cui venne emanata nel 1917, erano passati quasi 40 anni dall’inizio della colonizzazione sionista e 20 dal primo Congresso sionista a Basilea. Malgrado il fervore dei primi coloni, il movimento delle masse di ebrei che scappavano dal regno zarista non avvenne a sud verso il levante, ma verso ovest attraverso l’Europa diretti alle sponde magnetiche del Nord America. Un rivolo arrivò in Palestina, mentre un fiume ondeggiò attraverso l’Atlantico.
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LA MAGGIOR PARTE delle autorità rabbiniche attraverso tutta la Diaspora erano ostili al sionismo perché ostacolava il Messia ebreo, mentre le borghesie ebraiche europea e americana erano imbarazzate dal sionismo e temevano di essere accusate di doppia lealtà dai gentili.
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TUTTO CIÒ CAMBIÒ quando la Gran Bretagna diede la sua benedizione all’iniziativa sionista con la Dichiarazione Balfour. Non solo diede la propria benedizione, ma convenne nel trasformare questa dichiarazione unilaterale in un obbligo auto-imposto garantito dalle leggi internazionali del sistema del Mandato della Lega delle Nazioni fondato di recente.

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